BONIFICA BELLICA CON ENDOSCOPI INDUSTRIALI, COME FUNZIONA

I segni della Seconda Guerra Mondiale, anche se ormai non più visibili, sono ancora presenti lungo tutta la nostra penisola. Durante il conflitto furono sganciate sull’Italia oltre 400mila bombe e si stima che tutt’oggi siano presenti sul nostro territorio oltre 15mila ordigni inesplosi. Per tale motivo, la bonifica bellica non è semplicemente un ricordo del passato, ma un’operazione a dir poco essenziale in certi contesti operativi.

Come viene effettuata? Nelle prossime righe andremo ad osservare da vicino i contesti in cui è ancora richiesta la detonazione dei residui bellici inesplosi. Ci soffermeremo sui tecnici coinvolti nelle operazioni ed infine vedremo come gli endoscopi industriali siano fondamentali per svolgere certe attività in completa sicurezza.

Cos’è la bonifica bellica?

Proviamo innanzitutto a fornire una definizione di bonifica bellica. Con tale termine si fa riferimento all’insieme delle attività tecnico-operative finalizzate a rilevare, neutralizzare e rimuovere ordigni esplosivi residuati da conflitti armati.

Le procedure di bonifiche degli ordigni esplosivi vengono attivate in tutte quelle aree in cui si sospetta la presenza di residuati, come mine, bombe di aerei e proiettili d’artiglieria. Quali sono le principali modalità operative?

Bonifica sistematica terrestre

Rappresenta la tipologia di bonifica più comune e comprende le aree da ispezionare prima dell’inizio di cantieri destinati a nuove edificazioni, cantieri stradali o scavi per sottoservizi. L’area viene suddivisa in una griglia regolare e sottoposta a rilievi strumentali mediante magnetometri professionali. Dopodiché, se vengono rilevate delle anomalie si passa all’esecuzione di scavi mirati. 

L’indagine può comprendere sia una bonifica superficiale (primi 50-100 cm di profondità), sia una bonifica profonda, fino a 7 metri.

Bonifica subacquea

Si applica ad ambienti lacustri, fluviali o marini, e riguarda la rimozione di ordigni presenti nei fondali. In questi casi si utilizzano tecnologie specifiche, come sonar a scansione laterale, profiler stratigrafici subacquei, gradiometri e robot ROV per l’ispezione da remoto. La bonifica subacquea è molto frequente in ambito portuale e per lavori di dragaggio.

Bonifica occasionale

È un intervento non programmato che si attiva in seguito al ritrovamento fortuito di un residuato bellico durante normali operazioni di scavo. In questi casi si attiva un protocollo di sicurezza d’urgenza: il cantiere viene messo in sicurezza, viene avvisata l’autorità competente, e si attende l’intervento del Genio Militare o di un’impresa autorizzata per la rimozione.

Chi si occupa della bonifica degli ordigni?

È necessario fare una premessa: la bonifica è obbligatoria solo quando, sulla base di analisi storiche e tecniche, si individua un rischio non trascurabile di presenza di ordigni. A questo punto, quali saranno le figure coinvolte nell’operazioni di bonifica bellica?

Il committente

Il committente è generalmente il proprietario o il gestore di un’area interessata a lavori cantieristici. Spetta a lui verificare, attraverso un professionista, se sussiste il rischio bellico residuo. Qualora venga confermato, è tenuto ad attivare tutte le procedure necessarie alla bonifica dell’area, assumendosi in prima persona gli obblighi previsti dalla legge. 

Oltre ad assumersi l’onere dei costi della bonifica bellica, il committente è anche responsabile giuridicamente: in caso di incidenti dovuti ad ordigni inesplosi può incorrere in gravi conseguenze dal punto di vista legale.

Il Coordinatore per la Sicurezza in fase di Progettazione (CSP)

Il Coordinatore per la Sicurezza in fase di Progettazione (CSP) è la figura tecnica incaricata di valutare tutti i rischi interferenti con l’attività di cantiere, compreso quello legato alla presenza di residuati bellici. Svolge una valutazione preliminare, basata su dati storici, cartografie d’epoca, archivi militari e conoscenze geografiche del sito. 

Se il rischio viene considerato non trascurabile, egli ha l’obbligo di inserirlo nel Piano di Sicurezza e Coordinamento e di raccomandare l’intervento di una ditta specializzata.

Imprese autorizzate dal Ministero della Difesa

La bonifica può essere eseguita esclusivamente da imprese autorizzate dal Ministero della Difesa, iscritte in un apposito elenco nazionale. Queste aziende devono disporre di attrezzature certificate, competenze tecnico-operative documentate e, soprattutto, personale in possesso del brevetto BCM (Bonifica Campi Minati).

Il personale impiegato nelle operazioni di bonifica degli ordigni esplosivi è altamente qualificato: operano in condizioni difficili ed utilizzano strumentazioni avanzate come magnetometri differenziali e metal detector professionali. 

I tecnici specializzati si devono inoltre sottoporre ogni anno ad aggiornamenti formativi certificati dal Ministero della Difesa.

Genio Militare

Nel momento in cui, durante le operazioni, viene individuato un ordigno effettivamente attivo o potenzialmente instabile, l’intervento viene immediatamente sospeso e subentra il Genio Militare. Gli artificieri delle Forze Armate hanno il compito di valutare, disinnescare o eventualmente far brillare l’ordigno in condizioni di massima sicurezza.

Le imprese civili non sono autorizzate a manipolare dispositivi esplosivi attivi. Tutte le fasi della bonifica vengono supervisionate dagli Organi Esecutivi Periferici del Ministero della Difesa, che operano tramite i Reparti Infrastrutture territoriali. Nella pratica, sono enti responsabili dell’autorizzazione preventiva, del controllo tecnico sulla documentazione progettuale e della validazione finale dei lavori eseguiti. 

Come si svolge nella pratica una bonifica bellica?

L’intervento di bonifica bellica segue un processo operativo strutturato in tre fasi principali: autorizzazione, esecuzione in campo e validazione finale. 

Autorizzazione

Il primo step di una bonifica consiste nell’elaborazione del Documento Unico di Bonifica (DUB): viene redatto dall’impresa incaricata e contiene tutte le informazioni necessarie per ottenere l’autorizzazione ministeriale.

 Il DUB descrive al suo interno:

  • le caratteristiche dell’area da bonificare;
  • la metodologia di indagine che si intende adottare;
  • l’attrezzatura prevista; 
  • la profondità di indagine; 
  • le misure di sicurezza implementate;
  • gli operatori certificati BCM impiegati.

Una volta redatto, viene trasmesso agli Organi Esecutivi Periferici del Ministero della Difesa, che lo esaminano e rilasciano in caso di conformità un parere vincolante di approvazione. 

Esecuzione in campo

Una volta ottenuta l’autorizzazione, si passa alla fase operativa vera e propria, che si articola in:

  • bonifica superficiale;
  • bonifica profonda;
  • scavi di verifica.

Bonifica superficiale

Gli operatori BCM effettuano la verifica del primo metro di profondità del terreno tramite metal detector professionali e magnetometri differenziali, capaci di rilevare la presenza di masse metalliche anche in condizioni di forte interferenza ambientale. 

Bonifica profonda

Dopo l’analisi superficiale si passa alla cosiddetta bonifica profonda sistematica. L’area da indagare viene suddivisa secondo una griglia regolare con maglie di circa 2,80 x 2,80 metri. Su ciascun vertice vengono realizzate trivellazioni verticali di diametro ridotto, che raggiungono progressivamente profondità maggiori: tipicamente 1, 3, 5 e fino a 7 metri, a seconda della natura del progetto.

Attraverso queste perforazioni, gli operatori calano all’interno del foro una sonda magnetometrica verticale, che rileva l’eventuale presenza di masse ferrose sospette. Ogni rilevazione viene registrata, geolocalizzata e analizzata in tempo reale.

Scavi di verifica

Quando una sonda rileva un’anomalia magnetica si procede alla verifica mediante scavo manuale o meccanico. Gli operatori seguono procedure molto rigorose per garantire la massima sicurezza: l’area circostante viene isolata, si applicano protocolli di protezione e si procede con cautela all’esplorazione del punto indicato.

Come già osservato, se l’oggetto identificato si rivela essere effettivamente un ordigno, l’impresa interrompe immediatamente l’intervento e ne segnala la presenza al Genio Militare.

La fase operativa può richiedere da pochi giorni a diverse settimane, a seconda delle dimensioni dell’area, della complessità del terreno e del numero di anomalie da indagare.

Validazione

Mettiamo il caso che durante le fasi precedenti non sia stato rilevato alcun ordigno potenzialmente attivo. A questo punto, l’impresa specializzata redige una relazione tecnica conclusiva, che include le planimetrie delle indagini, le schede delle trivellazioni, i dati delle rilevazioni magnetometriche e tutta la documentazione inerente agli scavi e ai materiali rinvenuti.

Il documento viene trasmesso agli Organi Esecutivi Periferici del Ministero della Difesa, che eventualmente effettueranno sopralluoghi di verifica ed infine rilasceranno la validazione dell’avvenuta bonifica.

È importante sottolineare che la validazione del Ministero rappresenta una garanzia legale e tecnica della sicurezza dell’area: è l’unico documento che consente al committente e ai progettisti di procedere senza ulteriori obblighi in merito alla bonifica.

L’uso degli endoscopi da parte del Genio Militare

Gli artificieri del Genio Militare sfruttano spesso e volentieri gli endoscopi industriali nelle operazioni di bonifica bellica. Le sonde consentono ai tecnici militari di analizzare visivamente l’interno dell’ordigno sospetto senza doverlo maneggiare. 

Grazie al loro diametro ridotto possono essere inserite in valvole o fessure già presenti sui residuati bellici. Attraverso le immagini ad alta definizione ottenute con le telecamere montate sulla testa delle sonde possono comprendere la struttura, gli inneschi e i meccanismi interni dell’ordigno.

Gli endoscopi industriali non sono solo un alleato dal punto di vista operativo, ma anche in termini di sicurezza: la possibilità di poter operare a distanza su ordigni potenzialmente attivi riduce sensibilmente i “danni collaterali” in caso di esplosioni impreviste.

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