ENDOSCOPI UV, COME FUNZIONANO E IN QUALI AMBITI INDUSTRIALI SI APPLICANO

L’evoluzione tecnologica nel campo dell’endoscopia industriale ha determinato un continuo perfezionamento della modalità d’ispezione anche in contesti che potremmo definire ostici. Ad esempio, gli endoscopi UV, grazie all’utilizzo della luce ultravioletta, sfruttano il fenomeno della fluorescenza per rendere visibili difetti e contaminazioni che non emergerebbero sotto una luce convenzionale.

Nelle prossime righe ci addentreremo tra le caratteristiche di questi endoscopi industriali e ci soffermeremo anche sui loro principali ambiti di applicazione.

Quali sono i componenti di un endoscopio UV?

I componenti di un endoscopio con luce UV vanno intesi come elementi integrati che contribuiscono a dar vita ad un sistema di videoispezione in grado di assicurare precisione, versatilità e affidabilità operativa. Osserviamo, quindi, una ad una le parti che lo compongono e le loro funzioni.

Luce bianca e luce ultravioletta

Il tratto distintivo di un endoscopio UV è la presenza di una sorgente luminosa UV-A a 365 nm, la quale viene affiancata da LED a luce bianca.

La combinazione delle due tipologie di illuminazione non è casuale. La luce bianca consente una prima valutazione visiva standard, utile per valutare la geometria generale della superficie. La luce ultravioletta, invece, entra in gioco quando si rende necessario evidenziare difetti o residui attraverso la fluorescenza.

Negli endoscopi UV professionali:

  • le sorgenti possono essere utilizzate separatamente o in modo combinato;
  • l’intensità luminosa è regolabile.

La possibilità di modulare la luminosità consente di adattare l’illuminazione alla distanza di osservazione e al tipo di materiale analizzato. 

Sistema ottico

Il sistema ottico è responsabile della trasformazione dell’immagine osservata in un segnale visibile sul display.

Un endoscopio UV integra generalmente:

  • sensore CMOS;
  • telecamera frontale per visione diretta;
  • telecamera laterale per osservazioni angolari;
  • zoom digitale;
  • rotazione dell’immagine;
  • funzione di blocco dell’immagine (HOLD).

In ambito industriale la presenza della telecamera laterale risulta particolarmente utile per ispezionare spazi interni complessi come camere di combustione e condotti. Grazie ad essa, è possibile riposizionare con meno frequenza la sonda rendendo l’ispezione più agevole.

La funzione di rotazione dell’immagine, invece, permette di mantenere l’orientamento corretto anche quando la sonda viene ruotata all’interno del componente. Infine, lo zoom digitale offre la possibilità di analizzare con maggiore dettaglio aree sospette senza avvicinare fisicamente la testa della telecamera.

Sonda

La sonda è la parte che entra fisicamente nel componente da ispezionare. Deve quindi rispondere a requisiti di flessibilità, resistenza e dimensioni contenute.

Le caratteristiche principali sono:

  • struttura flessibile o semi-rigida;
  • diametro ridotto per passaggi stretti;
  • lunghezza adeguata a raggiungere aree interne.

Display LCD

Un endoscopio UV professionale integra un display LCD che consente la visualizzazione immediata delle immagini catturate dalla telecamera.

L’unità di controllo permette di:

  • selezionare la modalità di illuminazione (UV o bianca);
  • regolare l’intensità luminosa;
  • attivare lo zoom digitale;
  • ruotare l’immagine;
  • avviare registrazioni video o acquisizioni fotografiche

Sistema di registrazione e interfacce

Una videoispezione UV, come tutte le ispezioni, deve essere correlata dalla produzione di una documentazione finalizzata a monitorare l’evoluzione nel tempo dei componenti esaminati e a creare report tecnici.

Gli endoscopi UV sono generalmente dotati di:

  • registrazione video;
  • acquisizione di immagini statiche;
  • memoria tramite scheda micro SD;
  • interfacce di collegamento (ad esempio USB o uscita video).

A cosa serve la luce UV?

Il funzionamento di un endoscopio con luce ultravioletta si fonda sull’interazione tra radiazioni UV e materiali fluorescenti. Negli ambiti industriali l’intervallo più utilizzato è l’UV-A a 365 nm, una lunghezza d’onda indicata come efficace per le applicazioni di controllo. 

Si tratta di una radiazione non visibile all’occhio umano, ma capace di attivare una reazione luminosa in determinate sostanze. Quando un materiale fluorescente viene esposto alla luce UV-A, assorbe energia e la riemette sotto forma di luce visibile. Questo fenomeno è noto come fluorescenza e permette di illuminare superfici che non sarebbero ispezionabili con una semplice luce bianca.

Nella pratica, la luce ultravioletta può:

  • rendere visibili microfessure superficiali se trattate con penetranti fluorescenti;
  • far brillare residui di oli o fluidi per identificare eventuali contaminazioni;
  • far emergere sedimenti organici con contrasto maggiore rispetto allo sfondo;
  • individuare perdite attraverso i coloranti UV.

Un parametro determinante nel funzionamento di un endoscopio UV è l’intensità della radiazione, espressa in µW/cm². Un’emissione più intensa:

  • evidenzia difetti di dimensioni molto ridotte;
  • migliora la visibilità in ambienti con luce ambientale residua;
  • rende più marcata la fluorescenza dei materiali trattati.

In sostanza, l’efficacia dell’ispezione non dipende quindi soltanto dalla presenza della luce UV, ma anche dalla sua potenza e dalla corretta gestione dell’illuminazione. Il principio di funzionamento della luce UV nelle ispezioni si basa su un cambio di paradigma: non si tratta soltanto di “vedere meglio”, ma di attivare una risposta ottica nei materiali per far emergere informazioni che altrimenti rimarrebbero invisibili. 

In quali ambiti industriali sono applicati gli endoscopi con luce UV?

Come abbiamo già avuto modo di osservare nei paragrafi precedenti, l’endoscopio con luce ultravioletta trova applicazione in tutti quei contesti in cui non è sufficiente “guardare dentro”, ma è necessario far emergere informazioni nascoste attraverso la fluorescenza. 

Quindi, quali sono i contesti industriali in cui viene maggiormente applicato?

Test con penetrazione fluorescente

Uno degli ambiti di applicazione più comune degli endoscopi UV è quello delle prove non distruttive (NDT), in particolare nei test di penetrazione fluorescente.

Un liquido penetrante viene applicato sulla superficie del componente per evidenziare eventuali discontinuità. Quando il pezzo viene illuminato con luce UV-A a 365 nm, le imperfezioni superficiali, come microfessure o cricche, diventano visibili grazie alla fluorescenza.

Tale metodologia viene applicata a zone interne difficilmente raggiungibili come cavità e condotti: l’endoscopio UV offre l’opportunità di ispezionare le loro superfici senza alcuna operazione di smontaggio.

Manutenzione meccanica

Nel settore automotive, così come in quello aerospaziale, l’endoscopio UV è utilizzato per ispezionare parti interne soggette a sollecitazioni termiche o meccaniche.

Tra questi troviamo:

  • cilindri motore;
  • camere di combustione;
  • turbine;
  • componenti esposti a stress o alte temperature.

La luce ultravioletta rende immediatamente visibili difetti come fessure termiche o cricche da sollecitazione.

Rilevamento di contaminazioni e residui

Gli endoscopi UV sono sfruttati anche per il controllo di contaminazioni. Determinati residui, come oli e liquidi, possono reagire alla luce UV diventando visibili per fluorescenza. Così facendo è possibile individuare:

  • tracce di fluidi su superfici interne;
  • residui di lubrificanti;
  • sedimenti organici.

Questo genere di ispezione è essenziale per monitorare il livello di pulizia dei componenti presenti nelle linee produttive soprattutto in ambito alimentare e laboratoriale.

Individuazione di perdite con coloranti UV

L’endoscopio UV è impiegato anche per la localizzazione di perdite. In questi casi, ai fluidi, come oli e refrigeranti, vengono aggiunti coloranti fluorescenti. In caso di una fuoriuscita, il liquido trattato con il colorante appena citato risulta visibile se sottoposto ad illuminazione ultravioletta.

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